puntini

Siedo sullo scooter, scivolo nel traffico della mattina. Mi fermo ai semafori, osservo la gente. C’è chi di tanto in tanto fa un gesto gentile, si vede. Risalta nel grigiore del tran tran urbano.

Siamo come automi, mi capita di pensare. Non tanto per il fatto che ogni mattina ci sediamo in macchina o sullo scooter o sull’autobus ed andiamo a chiuderci in un ufficio davanti ad una scatola elettronica. Piuttosto per il fatto che tutto ci infastidisce, tutto ci rende isterici e nervosi. Piuttosto per il fatto che non troviamo il tempo per dire buongiorno, per fare un sorriso, per essere gentili. Piuttosto per il fatto che ci adeguiamo al sistema senza porci domande, ché farsi domande è faticoso, e implica scelte, prese di posizione, talvolta rinunce (liberatorie, sì).

Mi sento un pesce fuor d’acqua, io con questi miei pensieri, io che scivolo nel traffico, un puntino rosa, che da lontano si confonde tra i tanti puntini colorati sparsi qua e là e diventa grigio, grigio come tutto il resto.

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