del sole a picco a mezzodì

Pausa pranzo, un assolato quartiere di prima periferia in cui si muovono solo pochi fantasmi. Mi addentro per due passi in un piccolo parco, c’è un passaggio ombroso, i rampicanti scivolano come riccioli disordinati dalle assi del porticato, fino a quasi sfiorarmi la testa. Su una delle panchine siede una coppia di signore di una certa età. Una lavora all’uncinetto, l’altra è seduta di traverso e giocherella su un computer portatile. Calore immobile.

Più avanti, sotto l’ombrellone di un bar, a ridosso del giardinetto, siede una signora anziana. Da lontano vedo che sta pranzando, è sola. Ad un certo punto, mentre mi avvicino, tende la forchetta dinanzi a sé. Aguzzo lo sguardo e lo vedo: un piccolo passerotto zampetta sul tavolo e si avvicina quanto basta per dare un colpo di becco veloce al pane conficcato sulla forchetta, per poi volare via. Si appoggia poche sedie più in là, attende che io passi e me ne vada.

Attraverso la strada sotto il sole, mi giro ancora un attimo. La signora sorride, guarda da un’altra parte. Non è sola.

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