Pippe et similia.

Ogni tanto mi incuriosisce la me che fu. Così, come oggi, capita che io mi imbarchi in disperate missioni di ricerca di pagine nascoste per andare a rileggere quello che ho scritto qui e lì, in giro per il web o sulla carta dei tanti diari maldestramente occultati, ma così bene da rendere difficile il recupero pure alla sottoscritta.

E infine rileggo, e mi stupisco. Prima di tutto, della lamentosità imperante. Poi della malinconia. Infine, della solitudine profonda (ma bella eh) di cui era imbevuto il mio mondo.

Come sono cambiata, mi dico. Sembra ieri in effetti, e invece l’ultimo post databile risale alla primavera del 2011. Due anni e mezzo fa, quando tutto stava cambiando in punta di piedi. Avevo appena trovato un lavoro. Ero rassegnata e serena. Una persona bella si era appena infilata nella fessura di una porta che per stanchezza avevo lasciato socchiusa.

Non lo sapevo, ma due anni e mezzo fa imboccavo una strada.

E oggi sono qui.

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