Della fragilità delle cose.

Maggio è esploso in tutti i suoi colori. Un tripudio di verde, pollini e frullanti cinguettii tra il fogliame fitto degli alberi.

Ieri sono stata in ospedale. Niente di che, solo una visita un po’ fastidiosa che mi ha dato la misura della fragilità delle cose. Poi mentre guidavo un moscerino mi si è spiaccicato sul parabrezza e ho pensato che la vita è proprio così, imprevedibile e fragile, e che è meglio non pensarci troppo se non si vuole impazzire. Come direbbe Vasco, è tutto un equilibrio sopra la follia. Al tempo stesso, in qualche modo bisogna sempre tenere presente a noi stessi questa fragilità.

Ci pensavo ieri pomeriggio mentre mi aggiravo sola per un enorme, desolante centro commerciale alla ricerca di un paio di scarpe che ormai ho rinunciato a trovare, e va bene così. Improvvisamente – mentre entravo ed uscivo da questi enormi negozi straripanti di vestiti, accessori, colori di ogni tipo e scritte idiote che all’operaio cinese che le ha stampate non potranno che sembrare uno schiaffo alla propria condizione – mi è sembrato tutto assurdo. Mi è sembrato assurdo perché poche ore prima ero distesa in ospedale con un tubo nelle viscere, con una prospettiva decisamente diversa sulle priorità della vita, e perché al di là dell’ambiente ospedaliero (che in qualche modo sempre scuote) ricordo bene le mie nonne ed i loro racconti e penso che da allora ad oggi il mondo è cambiato a tal punto che se fossero ancora vive probabilmente non lo riconoscerebbero. O semplicemente, non lo capirebbero.

Oggi è il 6 Maggio.

Il 6 Maggio del 1976 un terremoto spaventoso ha distrutto parte della mia regione, facendo di questa data uno spartiacque storico: grazie alla forza della gente dalle macerie il Friuli risorse e divenne terra di industria, una terra di eccellenze note in tutto il mondo. Anche lì, fu un attimo. Venti secondi che mandarono in frantumi la vita ed il mondo di tante persone che fino a poco prima sicuramente scrutavano speranzose l’orizzonte del futuro. Qualcuno poi quel futuro se lo è ricostruito, solido e concreto, nonostante tutto.

Il 6 Maggio di un anno fa invece è venuta al mondo la prima bimba di cui io mi senta in qualche modo zia. Un fagiolino dagli occhi luminosi che oggi cammina incerta sulle proprie gambe e che già osserva il mondo con aria interrogativa, stretta al petto della mamma. Ogni tanto però sorride, anche senza un motivo comprensibile, e allora tutto ha un senso. In fin dei conti si vive per questo, no? Per vedere la vita sbocciare, per godere di un sorriso spontaneo, per insegnare qualcosa che ci sembra importante, per condividere ed imparare – nonostante la spada di Damocle che oscilla sospesa sopra di noi.

Nulla più, mi son detta al termine di questa carrellata di pensieri confusi. La sostanza dei giorni si nasconde sotto questo spesso strato di ovatta, cruda e splendida al tempo stesso. Ho guardato l’orrendo paio di scarpe made in China di un improbabile color verde pisello che avevo in mano, con la suola approssimativamente incollata al rivestimento di pelle sintetica; le ho rimesse dove stavano e sono uscita sulla strada. Al di là delle sagome scure del porto ho visto il sole calare nel mare, tondo e arancione come non mai. Mi sono rimessa in macchina e ho guidato fino a casa in silenzio, godendomi la luce della sera che si allungava sui campi e sulle vigne ai lati della strada.

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6 thoughts on “Della fragilità delle cose.

  1. Mi piace tanto quello che scrivi e le parole che scegli per esprimere le emozioni.
    Io ormai son 10 mesi che non sto bene e nessun medico finora ha saputo dire come uscirne: al di là delle preoccupazioni e del malessere ho notato che nei momenti di calma che riesco a guadagnarmi ogni tanto anche le più minuscole cose che pochi notano sono in grado ora di darmi sensazioni di felicità vera ed intensa, seppur fugace, e ogni momento è buono per rifugiarmi in mezzo alla natura e dedicarmi all’unica cosa che mi dà sollievo… le piante. 🙂
    Mi ci ritrovo anch’io in quella frase di “Sally”, è come dici tu, la vita è imprevedibile, i cambiamenti arrivano senza dare il preavviso, sta a noi ricordare di goderci tutto quello che c’è di buono, perché il senso è proprio quello.
    Un abbraccio!

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    • Ciao Ally! Ti ringrazio. Leggo sempre il tuo blog e so che non stai bene, mi dispiace ma spero che pian piano starai meglio e che tutto si risolverà! Chissà quante volte ci siamo incrociate senza sapere l’una dell’altra. Non è buffo? Ogni volta che passo davanti a San Giovanni mi vieni in mente, eppure non so nulla di te e se ti incontrassi non ti riconoscerei. Un forte abbraccio virtuale e che sia una giornata ricolma di piccoli momenti felici!

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      • Grazie dell’abbraccio, ricambio molto volentieri anche l’augurio di una giornata di quelle che pensi “guarda quante cose belle che ci sono dappertutto, basta saper guardare”!
        Ciao!

        p.s.: mi è arrivata la notifica della tua iscrizione al blog, ma quello su wordpress.com non lo aggiorno più, se vuoi ricevere gli aggiornamenti via mail lo puoi fare da leeliah99.altervista.org dove dice RESTA AGGIORNATO. 🙂

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  2. Grazie, in realtà già ti seguo (a parte che verrei comunque a sbirciare di tanto in tanto, anche senza la notifica).. ma non so come ho fatto! Compari nei miei “feed”, si dice così? Per questo prima quando ho visto che non ti seguivo ho cliccato Follow. Adesso ho capito perché, si trattava di una account wordpress :), mentre il tuo blog è Altervista. A presto!!!!

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