Erbe matte.

Stai facendo colazione, è la mattina del tuo compleanno. Non stai pensando a niente se non a centrare la tazza di caffè con il biscotto al cioccolato che hai in mano e quando il cellulare vibra lo guardi senza sospettare alcunché. Ed ecco la sorpresa: tra i primi a farti gli auguri quest’anno c’è proprio chi non te li ha mai fatti, nonostante tu per tanto tempo in quel giorno abbia desiderato solo quello – davvero solo quello. Ecco, e invece adesso che non ti aspetti assolutamente nulla quelle poche, maledette righe arrivano e sono pure gentili, quasi tenere. A tratti allusive, malinconiche, forse anche un po’ beffarde. Forse volevano essere una carezza, chi può dirlo, ma ti feriscono come uno schiaffo.

Non vorresti, eppure per un attimo quelle poche righe riaprono una voragine dentro, ti fanno franare improvvisamente addosso la montagna di sogni e delusioni che hai accumulato per anni, sola con la tua ossessione, e che ad un certo punto – non sapresti nemmeno dire come – hai deciso di arginare. Quattro anni di solitudine amara, interrotti qua e là da sporadiche gocce di dolcezza.

Oggi quelle gocce si sono rapprese sulla superficie opaca dei ricordi, ma basta inumidirle un po’ per avvertire ancora il loro sapore zuccherino, impagabile come l’acqua dopo una lunga sete. E allora è fin troppo facile perderti per un attimo, colta di sorpresa. Dimenticarti del deserto che si allungava tutto attorno, delle mortificazioni, della bruciante delusione con cui hai pagato quei rari momenti. Della sete poi, di nuovo, ancor più intensa.

Ma è solo una debolezza. Rileggi ancora una volta quelle poche righe, ed ecco che all’improvviso vedi con disarmante chiarezza che giardino meraviglioso hai voluto a tutti i costi regalare un giorno a chi non lo voleva, tanto tempo fa, per vedertelo restituire arido e impoverito. Forse per la prima volta dopo anni ti rendi conto di quanta fatica hai fatto per recuperarlo, quel tuo giardino interiore, sperando che un giorno potesse tornare così bello: hai tagliato i rami secchi, rivoltato le zolle, piantato nuovi semi, lo hai annaffiato con cura. E così oggi vi crescono di nuovo piante e fiori stupendi, anche se sono molto diversi da quelli di un tempo: hanno bisogno di più cura, di più attenzioni, fioriscono con pudore, diffidano della dolcezza – che pur oggi non manca.

Capita a volte che proprio quando non te lo aspetti, quando ormai da tempo non ci pensi più e tutto sembra appartenere ad un’altra vita, il passato irrompa come una tenace erba matta in questo nuovo giardino, scoprendo cicatrici del passato. Non è necessariamente un male, anzi: lo osservi, affascinata dalla forza con cui spontaneamente buca la tua terra dura, poi lo estirpi e lo metti da parte. Confidi che tornerà un domani a nutrire quel suolo, restituendogli pian piano l’originaria morbidezza.

(Speriamo non troppo piano, però)

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3 thoughts on “Erbe matte.

    • Se ti piace ed è così bello tientelo stretto e condividilo solo con chi se lo merita.. perché quando lo lasci ad un’altra persona non sai mai che cosa ne farà. 🙂

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  1. Pingback: Berlino, o sui ricordi. | • • •

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