A volte pranzo con me stessa.

Chi l’ha detto che mangiare soli al ristorante è triste?

Ieri a pranzo avevo una voglia matta di pizza. C’era una bella aria frizzante e già verso le undici mi sarei scofanata un disco volante. Poi però sono andata a pranzo con i colleghi, e il desiderio è rimasto insoddisfatto. L’avrei fatta per cena, ma sono arrivata a casa troppo tardi per poter pensare di attendere per tutto il tempo di lievitazione, ragion per cui ho rimediato con una leggerissima jota (minestra triestina a base di crauti, fagioli, patate e cumino.. salute!). A parte il turbolento processo digestivo conseguitone, oggi verso le undici si è ripresentato puntuale quel languorino che chiamava a gran voce PIZZA!

E così a ora di pranzo sono andata a mangiarmela per i fatti miei, perché alla mia proposta si è levato un corso di “ah no, pizza no perché mi gonfia” e poi anche perché avevo proprio voglia di starmene un po’ sola.

Quindi: chi l’ha detto che mangiare soli al ristorante deve per forza essere una cosa triste?

Quando sono arrivata il cameriere mi ha fatta sedere ad un tavolino incastrato tra altri tavolini. Alla mia destra una coppia discorreva di gatti e di polizze assicurative. Alla mia sinistra un vecchietto sorseggiava un caffè, leggendo serafico il giornale. Una vecchietta dietro di me ha ordinato una margherita con sopra un uovo all’occhio – che appetito signora! Mi auguro di arrivare anche io a ottant’anni con la voglia di andare a pranzo con un’amica e di ordinare la pizza che mi piace di più, anche se temo che ci voglia un carattere diverso dal mio per invecchiare così bene. Tutto intorno a me un gran chiacchiericcio, ma non fastidioso: era un po’ come avere uno di quei cd con rumori della natura in sottofondo, solo che in questo caso non c’erano acqua corrente, fronde mosse dal vento e uccellini canterini, ma rumori di sedie, chiacchiere, tintinnii di posate e fruscii di tovaglie.

All’inizio ho dato un’occhiata al cellulare, poi l’ho messo via e non ho fatto assolutamente niente. Ho inspirato profondamente, superando quel gradino dentro che ti impedisce di gonfiare appieno i polmoni, e mi sono lasciata trasportare dai rumori.

Mi mancava un po’ stare da sola. Lo sono stata per anni ogni sera, qui come in città sconosciute, lontana da casa, con i miei pensieri come unica compagnia. A volte mi sentivo oppressa, altre volte mi sentivo libera. Adesso ripenso a quei momenti e so che ero semplicemente presente a me stessa.

Lo ero quella sera di San Valentino di tanti anni fa (tantissimi!), quando tutti mi sembravano felici e io cercavo nel buio delle strade di Ixelles una lavanderia a gettoni, con il mio borsone di panni sporchi sottobraccio ed il cuore a brandelli. Lo ero spesso in quel bar in cui a volte mi rifugiavo da sola per bere una birra mentre il mondo scorreva fuori dalle finestre, lo ero al Marché du Midi la domenica, minuscola, con il mio foglietto della spesa in tasca e tutto attorno il chiasso e gli odori del sud. Lo ero nella piccola Epicerie fuori dal tempo accanto al mio posto di lavoro, dove un buffo signore tibetano preparava ghiottissimi panini con una lentezza esasperante ed invidiabile. Lo ero nelle mie passeggiate solitarie tra gli alberi alti di Djurgården o nelle mattine fredde e bianche di neve in piscina, quando prima di uscire mi infilavo nella sauna e ascoltavo il sudore gocciolare nel suo silenzio ovattato. Lo ero nel mio studentato teutonico, quando ancora non avevo un computer e di sera cenavo sola di fronte alla mia parete ricolma di fotografie, o scendevo all’internet café di fronte a casa per scrivere i miei pensieri su un blog a cui ormai non riesco nemmeno più ad accedere. Lo ero quando, per non perdermi un solo momento delle giornate di sole rubate all’inverno, sono uscita presto per andare a godermi l’alba sul mare alla Barceloneta. Lo ero tra i fiordi, quando al calar della sera fuori dal finestrone del bus ho guardato il cielo tingersi di rosa, nel silenzio immenso dell’estate boreale. Lo ero a Roma, quella volta che ho passato ore seduta in una pizzeria di periferia la sera prima di una selezione, con un cellulare in tasca e nessuno a cui scrivere. Lo ero negli aeroporti e nelle stazioni, dove spesso ho comprato caffè ai take away solo per riempire il tempo. Lo ero a casa mia, quando mi struggevo per un amore non ricambiato disegnando, scrivendo lettere e ingozzandomi di cibo.

alle volte szandri pranza da sola

Di tutti quegli ordinari momenti passati sola con me stessa ho dei ricordi nitidi e belli. Penso che mi abbiano regalato tanto quanto i momenti passati allegramente in compagnia.

Oggi, seduta lì in mezzo a tanta gente, persa nei miei pensieri e poi concentrata solo sulla mia tanto desiderata pizza, mi sono goduta ogni singolo minuto della mia ora di libertà. Alla fine del pranzo il cameriere mi si è avvicinato con un sorriso e mi ha offerto un sorbetto. Forse gli ho fatto pena, o forse gli stavo solo simpatica. Senza saperlo mi ha riportata al mondo reale nel modo più dolce possibile.

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14 thoughts on “A volte pranzo con me stessa.

  1. Ma non ti manca mai quella vita? Ho sempre pensato che chi ha peregrinato da giovane non sarebbe più riuscito a stare fermo in un luogo. Forse l’amore in questo aiuta a placare un animo irrequieto. Comunque non finirò mai di ripetere che ti ammiro e invidio perché hai fatto ciò che io per anni ho sognato di fare e essere e anzi sogno ancora adesso ma con tante remore in più! Alla prossima pizza! 😘

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    • Un po’ mi manca. Peró mi ricordo bene che ad un certo punto non ne potevo più di cambiare casa, amici e luoghi. Soprattutto non ne potevo più di saltellare qui e lì per pochi mesi, senza un obiettivo preciso e senza grandi meriti. Volevo tanto fermarmi, solo che non pensavo di fermarmi qui! E invece.. Per tutto il resto, alla prossima pizza 😘

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  2. Oh, che bel post! 🙂 M’inquieta un tantino che tu sia in grado di mangiare jota a cena e anche che sarei stata nel gruppo di quelli che “la pizza mi gonfia” (sigh).
    Non ho mai mangiato da sola in un ristorante, solo all’aperto qualche rara volta, sulle rive o in un parco, ma soprattutto non sono mai stata in così tanti posti! Quando ci berremo ‘sto famoso caffeuccio insieme mi racconterai delle tue esperienze in Svezia e Norvegia? 😉 Sono due dei luoghi nella classifica di posti che vorrei visitare.
    La solitudine, quando la desideri, è una grande alleata!

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  3. hai raccontato in maniera meravigliosa le gioie del saper godere i momenti da sola. anche a me è capitato, non sentendomi mai “sfigata”. l’ultima delle quali domenica scorsa in una Berlino innevata e soffice, mi sono guardata intorno, ho gustato i miei bratwurst e patate (eh sì, pure io ho gusti sottili nel mangiare) e ho pensato che è bello saper condividere le cose con se stessi e non sempre ci si riesce.

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    • È vero, non è sempre così bello. Bisogna essere dell’umore giusto. Peró a posteriori penso che anche le volte che seduta sola ad un tavolo mi sono sentita sola o a disagio mi sono servite. 🙂 Che meraviglia Berlino innevata. Rimarrà credo per sempre per me una città del cuore!

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  4. Che bella scoperta questo blog! Un applauso per come sei riuscita a definire l’inspirare profondamente “superando quel gradino dentro che ti impedisce di gonfiare appieno i polmoni” – sensazione conosciutissima 🙂
    Fare di solitudine virtù, questo si coglie dal tuo post…e io annuisco comprensiva, perché cambiamo i posti (a parta la Barceloneta dove sono ora!) ma la sensazione rimane quella. A presto!

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    • Grazie Giulia! Ho scoperto il tuo blog pochi giorni fa e mi è piaciuto subito! Grazie di essere passata, mi fa piacere che ti ritrovi in quanto ho scritto. Un saluto fino a lì, sulla riva del mare :)!

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      • Che bello, mi fa piacere che ti sia piaciuto! Posso dire lo stesso del tuo e delle tue illustrazioni…oltretutto sono sempre curiosa di conoscere illustratrici nuove! 🙂 ¡Hasta pronto!

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