Primavera al di là della gabbia.

Non lo so se è la primavera, ma qualcosa sta cambiando.

Spero tanto che non sia un risveglio passeggero, ma sono consapevole che dipende anche da me, soprattutto da me.

Sono reduce da settimane di ricerca. Ricerca sui siti internet, tramite il passaparola, più o meno convinta, più o meno motivata. Ricerca di una strada, di un’alternativa a questo vuoto cosmico che impegna tante ore della mia vita.

Qualche tempo fa sembrava ci fosse una possibilità, poi è andata a finire nel nulla anche quella; in silenzio, come se non fosse mai esistita. Il fatto è che non ci sono nemmeno rimasta male – se non forse per il silenzio, appunto. Forse è questo che ha fatto scattare la prima, piccola molla: ma io che cosa sto cercando? Forse avrei dovuto farmela prima questa domanda, ma si sa che il cammino di ognuno di noi solo in parte può essere impostato. Forse era necessario vagare un po’, prima di avvertire questa urgenza.

Ieri in pausa ho ascoltato un’intervista a Brie Larson, l’attrice protagonista (e premio Oscar) di Room. Raccontava – tra le altre cose – di come fosse stata stressante la preparazione del ruolo, di come avesse deciso di chiudersi in casa per un mese per tentare di immedesimarsi nella ragazza che avrebbe dovuto impersonare, una giovane sequestrata e reclusa per sette anni nello spazio angusto di una stanza, con un unico piccolo lucernario e pochi libri – sempre gli stessi – a scandire il ritmo delle sue giornate. Diceva di essersi sentita bene, all’inizio di questo periodo di preparazione, sola con se stessa e con tanto tempo a disposizione. Poi progressivamente sempre più frustrata, in gabbia, depressa, abulica.

Man mano che l’ascoltavo mi sono resa conto (con sorpresa) che avrei descritto proprio così le mie emozioni e le mie frustrazioni tra questa quattro mura. “Ma è terribile!” – ho pensato. Con i dovuti ed ovvi ridimensionamenti, è così che descriverei la mia esperienza lavorativa degli ultimi anni e soprattutto degli ultimi mesi. Una parentesi ovattata di “non vita”, piena di rumore ridondante, simile al rumore del silenzio forzato. Tempo consumato dietro ad una finestra dalla visuale limitata, nell’attesa del momento in cui si può di nuovo uscire. Una gabbia in cui mi sono accomodata, una gabbia dorata che posso aprire quando voglio, ma che fatica. Perché è dura ammetterlo, ma è comodo avere una gabbia così.

szandri gabbia

Sto esagerando? Forse.

Ma non stiamo parlando in termini oggettivi. La mia è una percezione soggettiva, e per quanto possa essere viziata merita comunque attenzione.

Dunque ecco che ieri mi sono chiesta: ma io di che cosa ho bisogno? Che cosa sto cercando? Non è che finora ho semplicemente cercato qualcosa che potesse riempire questi vuoti al posto mio? Un’altra gabbia? La risposta è: forse sì. Forse è questo che ho cercato finora, senza troppa convinzione, senza farmi la domanda più ovvia: ma io che cosa desidero? Che rotta avevo impostato a suo tempo, quando ancora tutto mi sembrava possibile, quando ancora ero sicura di voler imparare a volare?

Ieri me la sono fatta, e forse ho un abbozzo di risposta. Forse il piccolo seme del mio entusiasmo giovanile ha iniziato a mettere radici, d’altra parte ne ho messo di concime…

Non resta che rimboccarsi le maniche e sperare che le piccole radici che sento spingere sotto la pelle siano abbastanza forti da opporsi all’inerzia, alla pigrizia ed al fascino stanco ed illusorio di questa sicurezza al neon.

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13 thoughts on “Primavera al di là della gabbia.

  1. Quanto mi risuona quello che scrivi, e lo sai.
    Che sia una primavera prima-vera per entrambe… e presto ti chiederò di vederci a Il Posto delle fragole per proporti una cosa… lo metto nero su bianco così poi sei autorizzata a chiedermi “embè?” se mi tiro indietro. Ti va di farmi da incentivo? 😉 (Io sono disponibile a fare altrettanto, qualunque sia l’idea che sta nascendo per te). Hurrà per i nuovi progetti! 😀

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  2. conosco quella gabbia anche io e spero ogni giorno di trovare il modo di uscirne, di recuperare entusiasmo. non è facile, quindi sorrido a te che lo hai trovato e ti abbraccio in un in bocca al lupo.

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