Fade out.

Quando faccio uno sforzo fisico notevole i muscoli non mi fanno male subito. Impiegano più di un giorno per farsi sentire, a volte anche di più. Talvolta nel momento in cui cominciano a farmi male mi sorprendo perché non collego subito il dolore allo sforzo compiuto. Da ipocondriaca quale sono mi preoccupo, salvo poi realizzare che sì, se mi fanno male c’è un motivo. Poi pian piano il dolore svanisce e se a breve riutilizzo quei muscoli li sento più allenati, più tonici. A lungo andare, allenamento dopo allenamento, si sviluppano e non fanno più male. Anzi, mi danno sicurezza.

Qualcosa di simile sta succedendo dentro di me, con i tempi dilatati delle emozioni. Ci sono cose possono sembrare sciocche, ma che da parte mia hanno richiesto davvero tanto sforzo e solo a distanza di anni, alle prese con il dolore, me ne sono resa conto. Quello sforzo si colloca in un passato ormai lontano, e sembra impossibile che dopo così tanto tempo i muscoli emotivi ancora ne portino traccia. Eppure è così.

Guardo ai miei piedi e vedo che da piccolo seme spaurito ho messo radici precarie su un terreno aspro; mi ci sono attaccata con tutta me stessa e pur sentendomi instabile ad un certo punto, stanca dell’oscurità, mi sono spinta verso l’alto, verso il sole, sempre più su, lontana dal buio, finché pian piano la tensione si è affievolita e mi sono ritrovata in grembo un dolore inaspettato e persistente, che mi ha spaventata. Reggerò? – mi sono chiesta.

Ma le radici hanno continuato a lavorare nella terra dura e piano piano, millimetro dopo millimetro si sono fatte più solide, più robuste. Ieri sono tornata a massaggiare quel punto così delicato, con l’apprensione di sempre, e mi sono accorta che non duole più. Avverto solo un leggero fastidio, quasi un solletico che mi blocca a metà tra una smorfia ed un sorriso. La debolezza è arretrata fino alla fibra più recondita del muscolo, facendosi forza.

Mi sento come un fusto nel momento in cui sta per farsi albero, quando la corteccia tesa inspessisce e proprio lì, su quel bozzo duro, si intravvede la promessa un nuovo ramo.

szandri nuovi rami

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7 thoughts on “Fade out.

  1. Ci sono dei passi tra le parole in cui mi ritrovo, sai.
    Mi piace l’immagine di essere alberi perchè sanno essere tenaci nel crescere anche quando il tronco prende una direzione imprevista e allora le radici premono più forte per fare stare in piedi tutto il resto.
    Un abbraccio

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  2. Ho sempre ammirato la tua capacità di trasmettere emozioni tramite l’unione delle immagini e delle parole giuste, come fanno i cuochi più esperti alle prese con una ricetta. 🙂
    Buona crescita!

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