Qual è la direzione?

Spesso faccio i conti con la nostalgia. Sono momenti.

La mia nostalgia si aggrappa sempre ad un passato in cui molto mi sembrava possibile.

Un passato in cui guardavo ancora con ottimismo al futuro del mondo, in cui avevo la libertà di saltare sul primo treno e via, in cui pensavo che avrei fatto qualcosa. Non dico qualcosa di fantastico, dico “qualcosa”. Qualche piccola differenza.

Poi non lo so che cosa è successo.

Di botto mi sono fermata. Me lo ricordo bene, il momento in cui ho scelto. Ero a Berlino, seduta nel soggiorno di uno dei miei più cari amici. Ricordo perfettamente il tessuto grigio e ruvido del divano, il silenzio della casa e fuori il cielo bianco di Novembre, l’odore dei bratwurst per le strade di Kreuzberg ed i primi fiocchi di neve. Il giorno dopo avrei dovuto iniziare a lavorare presso un canale televisivo privato. Desideravo molto fermarmi lì, anche se forse non era il momento migliore per farlo.

A Berlino ero arrivata il giorno prima con un autobus da Bruxelles e due valigie. Avevo dormito poco o niente, e non solo perché viaggiare in pullman è dannatamente scomodo: un attimo prima di imbarcarmi avevo infatti ricevuto un’email che mi poneva di fronte alla necessità di scegliere tra la Germania e l’Italia. Tra Berlino e casa mia. Tra un contratto di sei mesi ed uno di un anno. Tra un piccolo canale di divulgazione culturale ed una delle più importanti associazioni italiane.

Fu una scelta molto sofferta. Scelsi l’Italia e partii con un peso sul cuore.

A distanza di quasi sei anni posso dire che non lo rifarei, ma del senno di poi son piene le fosse.

E quindi eccomi qui. Scrivo queste parole con un nodo alla gola, perché sembra ieri e invece son passati sei anni ed io non sono più una ventiseienne piena di aspettative, sempre con lo zaino in spalla, bensì una trentaduenne a tratti sognatrice, a tratti frustrata.

Mi dico che ogni scelta comporta una rinuncia, ma che se con questa rinuncia non riesci a far pace allora forse hai fatto la scelta sbagliata. Oppure – mi dico – non esiste alcuna scelta sbagliata. Esiste solo la positiva possibilità di scegliere. E quindi, mi dico, posso scegliere anche come guardare al mio percorso, se con rimpianto o con lucidità. Se con rassegnazione o con determinazione.

Ha senso domandarsi “Dove sarei adesso se.. ?”. Capita, certo, ma non ha alcun senso. Perché sono qui, e perché su questa strada si sono innestate altre esperienze e persone che invece mi regalano soddisfazioni, gioia e serenità, e che con ogni probabilità non sarebbero mai esistite se io avessi optato per il cielo bianco di Berlino.

Si tratta solo, mi dico, di cambiare direzione. Di non cercare più quelle possibilità nello spazio aperto, bensì nelle profondità del luogo che ho scelto. Non è facile. Ci sono giornate in cui ricordo con pungente nostalgia l’eccitazione che mi pervadeva ad ogni nuova partenza, il senso di libertà nel percorrere strade lontane da casa, il brivido all’idea di poter ogni volta reinventarmi su uno sfondo nuovo, nonostante le difficoltà che anche questo comportava. Qui ci vuole più pazienza, più determinazione. Poi ogni tanto ecco, capita che quel senso di eccitazione e libertà mi pervada di nuovo, improvvisamente, a due passi da casa. E allora mi convinco che non importa poi tanto la storia che scrivo, bensì la prospettiva che scelgo.

Mi guardo nel medesimo specchio, giorno dopo giorno, e pian pianino provo a definire questa nuova direzione con le carte che ho in mano: tempo, ambizione, limiti, affetti, desideri. A volte mi prende il magone, ma poi mi dico che sarà una bellissima sfida e che sono fortunata, ancora una volta, a poterla scegliere.

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16 thoughts on “Qual è la direzione?

  1. Anche io a volte penso che non sarei dovuta tornare in Italia, ma è andata così e non è andata poi male. Anni fa, quando abitavo ancora all’estero, un prete italiano mi disse che prima o poi si torna sempre alle origini. Dentro di me sbuffai, ma le sue parole sono state profetiche.

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    • 🙂 Sicuramente in qualche forma si torna sempre alle origini, anche se non per forza fisicamente. A volte ci si torna quando – a confronto con un’altra realtà – ci scopriamo più legati alle nostre radici di quel che credevamo. A volte si fa ritorno anche a distanza di una o due generazioni, attraverso la storia, quando l’origine riemerge nei figli, nei nipoti. A volte invece, molto semplicemente, partiamo e poi torniamo. Io in passato non l’avrei mai detto, eppure sono qui .

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  2. I bivi alla “Sliding doors” hanno questo brutto vizio di tornare ciclicamente a tormentarci con la giostra degli “e se”. È impegnativo metterli a tacere, ma se le scelte del passato ti han portata qui dove sei ora, penso che la miglior strategia possibile sia proprio accettare la sfida, come stai facendo tu, e costruire qualcosa di altrettanto e forse anche più giusto e soddisfacente di quello che sarebbe stato se avessi preso un’altra decisione all’epoca.
    Ti auguro di trovare il modo di essere talmente realizzata da non avere rimpianti.

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    • Sicuramente. Ma nel mio caso non è neanche per forza una questione estero vs Italia. Ci sono così tanti fattori che influenzerebbero oggi una mia decisione in tal senso. Quando sei giovane (non che io sia una vecchia carampana, ma un po’ mi sento così) hai un’altra carica, o almeno… io ero diversa. Mi sentivo libera di decidere, erano pochi i limiti che mi ponevo. Anche oggi sono libera di decidere, certo, ma per la prima volta sento di dover mettere sulla bilancia anche altre cose, scelte che ho fatto e che da un lato hanno limitato la mia libertà, ma dall’altro mi hanno resa più simile alla persona che desideravo essere. Non è facile tenersi in equilibrio, tutto qui. Ma bisogna pur provarci! 🙂

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  3. Quando si fanno delle scelte, non si deve avere mai la forza di guardarsi dietro ma solo davanti. Sei anni fa hai fatto una scelta, giusta o sbagliata che sia stata non ha importanza ma la tua vita ha preso un corso che non puoi fermare o riavvolgere indietro nel tempo.
    Ricordo che quando fresco di laurea dovevo scegliere se rimanere nella mia città, dove avevo un percorso certo, oppure puntare su Milano, dove la strada era tutta da scoprire, io ho scelto Milano e così di scelte in scelte ho proseguito. Rimorsi? Nostalgie? manco mezzo.

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    • Hai ragione. 🙂 Forse “rimpianto” non è il termine giusto, peró. Dico che non rifarei quella scelta, ma so che aveva senso farla. Probabilmente è una bugia, quindi: la rifarei, ma con il senno di poi mi comporterei diversamente negli anni a venire. Non ha mai senso recriminare, ma per carattere indugio spesso in questa saudade, la nostalgia bella ma triste del tempo perduto. Sono solo momenti, ma bastano a ricordarmi che certe cose non le devo più rimandare.

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  4. Pingback: Berlino, o sui ricordi. | • • •

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