Ripropongo.

Poco meno di un anno fa scrivevo un post che (forse) avrei potuto intitolare “spunti di buon senso”. Lo ripropongo oggi, mentre sul Nord Est il maltempo ancora indugia e l’estate stenta a decollare. Lo faccio perché non riesco a non guardare, e quello che vedo mi fa rabbia, tristezza e paura.

Integro solo con questo punto:

  • Freddo a Giugno e pioggia costante in queste quantità non sono semplicemente segno di “una brutta stagione” e men che meno indicano – come a qualcuno piace affermare – che il riscaldamento globale è una bufala. Perché mentre da un lato il nord Italia è flagellato da piogge e temporali che distruggono raccolti e fanno esondare fiumi e torrenti, provocando danni incalcolabili, dall’altro in California, in Africa, in India come in Sicilia ed in molti altri paesi si toccano picchi prossimi ai 50 gradi, i boschi e le città vanno in fiamme, uomini, piante ed animali muoiono per le temperature insostenibili, per siccità e carestie.  Global warming non significa semplicemente “riscaldamento”: significa estremizzazione dei fenomeni (sia freddi che caldi) con una tendenza al riscaldamento sempre più marcata. Freddo più pungente concentrato in pochissimi giorni e luoghi, riduzione del manto nevoso, scioglimento dei ghiacci, innalzamento dei mari, fenomeni atmosferici violenti, desertificazione progressiva, impoverimento del suolo e dei bacini acquiferi, ondate bollenti, malattie, povertà, migrazioni, guerre… la lista delle conseguenze è molto lunga, il problema immenso e complesso. Ma meno importante – a quanto pare – della stolta corsa alla “crescita” globale (crescita de che?) e dell’effimero mondo dell’apparenza. Possiamo finalmente accettare che è (non “sarà”) questa la sfida più urgente per la nostra generazione ed agire di conseguenza?

Post scriptum, ovvero aggiornamento delle 16:55: siamo passato dai 18 gradi ai 32 in meno di 24 ore. Stamattina giacca, adesso se potessi girerei in mutande. Se non è estremo questo…

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Quello che non dicono.

Quotidianamente sono circondata – oltre che dal torrido caldo elettronico del mio ufficio – dal chiacchiericcio spesso inconsistente di giornali, telegiornali, radio. Quanto a livello ultimamente quasi superano la bassezza delle chiacchiere da bar.

Fa caldo eh. L’estate più calda dal 1800. (E qui vorrei spiegare a chi sostiene che nel 1800 faceva così caldo che no, non è vero, semplicemente prima non c’erano misurazioni). Picchi di 40 gradi. Bevete acqua, non uscite nelle ore più assolate, mangiate frutta fresca e verdura per idratarvi. (Ma va? Grazie, non ci sarei mai arrivata). Ogni tanto qualcuno si sofferma sull’innalzamento dei mari e lo scioglimento dei ghiacci, senza peraltro approfondire che cosa questo già comporta oggi e molto probabilmente comporterà domani. C’è chi si secca: “è estate, ovvio che fa caldo“. Probabilmente le stesse persone che quando si presenta una gelata di due giorni (due!) in Dicembre esultano con un “alla faccia del global warming“. Già, già; beato colui che ha delle certezze. C’è anche chi vorrebbe 40 gradi tutto l’anno, chi si lamenta qualsiasi tempo faccia, chi non si pone nemmeno il problema, chi se lo pone e va avanti, chi si tormenta e di sente impotente.

Vabbeh. Cuociamo lentamente in questo brodo. Il fastidio che provo non è neanche umanamente quantificabile. Mi fumano le orecchie, e non solo per il caldo.

Ci sono cose che non vengono dette. Suggerimenti di una banalità tale da risultare ovvi, eppure così poco popolari al di fuori dei circoli “green”. Macché green, mi verrebbe da urlare. Si tratta di buon senso. Niente di più.

Certo, arriva l’estate e come sempre ci dicono bevete acqua e non esagerate, copritevi il capo, spalmatevi la crema, evitate le ore più calde. Bene, grazie per i saggi consigli. Ma perché non ci dite anche altre cose di buon senso? Domanda retorica. Il buon senso non va di moda, è impopolare, non paga subito. Perché non approfondiamo? Domanda retorica. L’approfondimento costa fatica, e la fatica non va di moda, è da sfigati, oggi ci piacciono le citazioni e le verità rivelatrici. Vogliamo tutto e subito. Abbiamo fretta. Ma dove corriamo tutti, mi chiedo? Hallo?!

Provo a snocciolare un due suggerimenti idioti.

  • Non siate pigri. Usate l’automobile il meno possibile! Optiamo per mezzi pubblici, biciclette, o camminiamo (ve ne sarà grato anche il vostro fisico e sì, anche il vostro portafoglio se siete tra quelli che spendono cifrone tra palestre e trattamenti estetici). Il calore urbano è moltiplicato dal traffico, senza contare le quotidiane incazzature che questo comporta. Se proprio non possiamo evitare l’auto, facciamo car sharing! Non ci vuole una piattaforma web e non serve nemmeno fondare una startup o usare una appper condividere un tragitto eh, casomai questo vi avesse trattenuto dal provarci.. basta mettersi d’accordo alla vecchia maniera! Inoltre ne beneficeranno le nostre relazioni interpersonali e scopriremo angoli e luoghi che con ogni probabilità non abbiamo mai osservato con attenzione.
  • Compriamo meno cazzate! Ci serve davvero quella maglietta in più? Quell’ombretto? Quel vestito? Quel paio di occhiali? Quel pezzo di bigiotteria che metteremo una volta e tra un anno reputeremo pacchiano? Ci siamo mai chiesti come mai il vestitino H&M costa 5 euro, nonostante abbia viaggiato più di noi nel suo breve ciclo produzione – distribuzione? Ci siamo mai chiesti chi paga per permetterci di acquistare a quella cifra? Sappiate che indirettamente paghiamo anche noi, anche se il prezzo non si misura sul conto in banca, ma sulla nostra pelle e sulla qualità della nostra vita. Compriamo di meno e scegliamo con la testa! Sì, le cose fatte bene costano di più. Ma se proviamo ad informarci scopriamo che durano più a lungo, fanno meno male a noi e agli altri, e a lungo andare migliorano le cose. Senza contare che la consapevolezza è dapprima dolorosa (eccome), ma poi liberatoria.
  • Riduciamo la spazzatura! Acquistiamo prodotti con packaging ridotto, sforziamoci di differenziare e quando possibile ripariamo ciò che si rompe. Proviamo a creare, invece di acquistare. Scambiamo o regaliamo invece di buttare.
  • Se non siamo vegetariani va bene lo stesso! Ma mangiamo consapevolmente, non sprechiamo il cibo e consumiamo meno carne, scegliendola con coscienza e possibilmente a chilometri zero!!! Costerà un po’ di più? Sì. Ma sarà migliore, e farà meno male. Informiamoci, non mangiamo vitello o agnello, non alimentiamo l’industria da macello! Ricordiamoci che quello che abbiamo in piatto è un essere vivente che è nato, ed è morto, e ci nutre. Prendiamo consapevolezza di questo ciclo e riconosciamolo, qualunque sia la nostra dieta. Per favore possiamo resistere alla tentazione di etichettare questi discorsi? Perché in generale non si tratta di cazzate, non è compassione, e nemmeno propaganda animalista: si tratta semplicemente di riconoscere che l’essere umano è inserito in un ciclo naturale, e che ogni nostra azione ha delle conseguenze. Nel caso dell’alimentazione – e soprattutto nel caso dell’industria della carne – questo è particolarmente evidente e documentabile senza neanche troppa difficoltà!
  • Firmiamo meno petizioni, lamentiamoci di meno e piuttosto pratichiamo più CURA attiva: del prossimo, dell’ambiente, delle persone a cui teniamo, degli animali, del nostro giardino (in senso metaforico e non). Sapete perché va tutto a puttane? Perché non ci curiamo di quello che ci circonda. Viviamo in una società in cui il limite è quotidianamente violato a tutti i livelli: da chi crede che sia legittimo fare un pezzetto contromano sul marciapiede in moto “perché tanto è tutto un casino, che differenza fa” al singolo che intasca milioni alle spalle di molti devastando interi sistemi (sociali, ecologici), rimanendo impunito. Una società in cui anche chi dovrebbe controllare lascia stare, perché tanto sfugge tutto di mano, come sabbia tra le dita. Ma ehi, siamo onesti: la soluzione non verrà dall’alto, e nemmeno dagli altri. La soluzione DEVE essere collettiva, o non ci sarà soluzione. Deve passare per i piccoli gesti: fare bene il proprio lavoro, usare gentilezza al prossimo, ammettere i propri errori, agire onestamente, sorridere e dire “grazie”, lasciar attraversare chi attende alle strisce pedonali (e pazienza se dietro sbuffano), non gettare immondizie a terra (sì, lo scontrino e il mozzicone sono immondizia), pensare prima di parlare, scegliere con coscienza, mettere a posto le cose quando si può, tagliare l’erba quando cresce sulla strada e nessuno se ne cura, piantare alberi ed innaffiare i fiori, non fare del male gratuitamente, ogni tanto davanti a casa pulire e raccogliere l’immondizia (sì, anche quella che non abbiamo abbandonato noi). Qualcuno forse seguirà il nostro esempio, ricambierà il sorriso, si ricorderà del gesto, apprezzerà lo sforzo. Può sembrare poco, ma credetemi.. non lo è. La desertificazione fisica procede di pari passo con quella socio-culturale.
  • Non pretendiamo di conoscere la verità! La verità ha più facce, e anche se nel mondo attuale sembra tutto a portata di mano, beh.. non è così! Nessuno è onnisciente. La realtà è complessa e qualunque semplificazione è destinata a generare ignoranza, becera e arrogante ignoranza! Wikipedia non risolverà i nostri dubbi, la soluzione non è nello smartphone, internet e Facebook con i passaparola virali non ci illumineranno mostrandoci la strada.. a meno che la maggior parte di noi non abbia studiato a fondo la cartina (e sia capace di leggerla!). truth
  • Prendiamo coscienza del fatto che avere un titolo non equivale a sapere, e che l’economia (quella reale, non la sua sovrastruttura finanziaria) non è necessariamente cosa da dottori: si misura nel nostro vivere quotidiano, nel modo in cui trattiamo la nostra casa, la nostra terra, la nostra comunità (oikos-nomos: “regola della casa”).
  • Ah, a proposito: facciamoci un bel ripasso di grammatica e sintassi (vale anche per certi presunti giornalisti)! Come si può esprimere correttamente un pensiero se manca la struttura di regole base necessaria per formularlo? Contrariamente a ciò che si crede, se non riusciamo ad esprimerci correttamente il più delle volte significa che non abbiamo capito neanche noi. [Ovviamente questo post sarà pieno di orrori grammaticali]
  • Ricordiamoci che il mondo è grande e che non basta viaggiare per capirlo, ma che una piccola scelta stolta moltiplicata per milioni di persone è sufficiente a distruggerlo. Ed è quello che sta succedendo.
  • Facciamoci delle domande e diamoci delle risposte! Con umiltà. Informiamoci, ma davvero: non accontentiamoci della prima risposta che ci sembra soddisfacente. Andiamo un po’ più a fondo. Facciamo come i bambini, chiediamoci “perché” fino ad arrivare al nocciolo della questione. Il pressapochismo non è un disturbo da poco, è un cancro insidioso e subdolo che in poco tempo può ridurre in polvere millenni di sapere. Solo se conquistiamo una comprensione profonda siamo davvero liberi di scegliere.

Bene, se vi state ancora chiedendo che cosa c’entri tutto questo con il caldo record, con lo scioglimento dei ghiacciai, la perdita di biodiversità, l’appiattimento culturale, le guerre e la deriva del mondo attuale, rileggete l’ultimo punto.

Concludo con un aneddoto metaforico piuttosto inquietante, ma di indubbia efficacia:

“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana.

Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare.La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce -semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.

Questa esperienza mostra che – quando un cambiamento si effettua in maniera sufficientemente lenta – sfugge alla coscienza e non suscita – per la maggior parte del tempo – nessuna reazione, nessuna opposizione, nessuna rivolta. Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni, ci accorgiamo che stiamo subiamo una lenta deriva alla quale ci abituiamo. Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e – oggi – ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute. I foschi presagi annunciati per il futuro, anziché suscitare delle reazioni e delle misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente il popolo ad accettare le condizioni di vita decadenti, perfino drammatiche. Il permanente ingozzamento di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non riescono più a discernere, a pensare con la loro testa. 

Allora se non siete come la rana, già mezzo bolliti, date il colpo di zampa salutare, prima che sia troppo tardi!”Global-warming-issac-cordalImmagine: “Politicians discussing global warming” di Isaac Cordal

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7 thoughts on “Ripropongo.

  1. In mutande? ottima vista 😀
    Battute sciocche a parte, era sufficiente osservare il meteoradar per capire come nello spazio di un quarto d’ora si formasse una cellula temporalesca per dissolversi in un amen, dopo aver scaricato pioggia e grandine a volontà.
    Sono sufficientemente vecchio per ricordare che a giugno faceva un caldo bestia con luglio e agosto a ruota. La primavera era piovosa e l’autunno e l’inverno facevano il loro mestiere. Oggi non più.

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  2. I consigli sono tutti saggi… il problema è che non tutti possono permettersi di fare le cose che tu consigli (al di là del car sharing, che è sempre un’ottima idea). Intendo dire: d’accordo la carne a chilometri zero, ma in un momento storico in cui non solo mancano i soldi per comprarla, ma anche il TEMPO per farlo, possiamo davvero permettercelo? E lo dico non per amor di polemica, ma come dolorosa riflessione. Forse una nuova politica del lavoro (che, ovviamente, passa da e conduce a una nuova politica del mercato) dovrebbe precedere e “causare” una nuova politica ambientale.

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    • Grazie per il commento. Sicuramente non è un processo semplice, sono d’accordo con te, anche se mi sembra che la maggior parte delle cose che ho elencato non comporti particolari esborsi di denaro o eccessive perdite di tempo. So che non tutti possiamo permetterci le stesse cose, molto dipende dal luogo in cui viviamo e dalle nostre condizioni economiche; sono convinta però che entro questi limiti possiamo fare molto. Io non riesco a tener fede a tutti i buoni propositi che ho elencato: spesso sono di fretta (ma poi.. perché? A volte mi domando dove cavolo corriamo tutti), non ho a disposizione tutte le informazioni o non ho voglia di fare fatica. Per esempio compro carne al supermercato, anche se quando posso la acquisto dal macellaio. Ne mangio comunque molto poca. Cammino molto. Acquisto meno cose possibili. Mi prendo cura di quel che posso curare. Tento di non fare torto a nessuno. Ma al di là dei punti specifici, tento di tenere sempre bene a mente questi punti ed in generale di usare il buon senso. Sono molto pessimista, me ne rendo conto, ma non credo di discostarmi molto dalla realtà affermando che se questo cambiamento culturale non ci sarà (e purtroppo io temo che sarà così) allora ben presto il mondo che conosciamo non esisterà più. Viviamo ancora in un microcosmo ovattato, ma non credo che il palco reggerà a lungo. Ci penseranno le guerre, le epidemie o i cataclismi a cancellarlo. Ma forse è giusto così, forse l’evoluzione in barba alle leggi naturali porta davvero all’involuzione della specie ed al suo auto-annientamento.

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