Gabbia.

Per due settimane mi sono lasciata cullare dal nulla. Dal rumore della risacca, dal suono delle cicale, dai sibili del vento. Dai colori accesi dell’estate.

Per due settimane non ho pensato nemmeno una volta – nemmeno una! – al luogo in cui quotidianamente spendo otto ore della mia vita. Non ho fatto granché, a parte vivere ogni minuscolo secondo di quel meraviglioso ozio.

Poi all’improvviso mi sono ritrovata catapultata nella realtà di tutti i giorni. Computer. Neon. Paranoie. Caldo appiccicoso. Malumori. Vuoto cosmico.

Da qualche giorno la mia mente si agita come un leone in gabbia, chiusa nella mia testaccia, a sua volta bloccata in questo posto mentre fuori tutto scorre. Qui no, qui dentro è tutto fermo. Così fermo da farmi arretrare. Sbiadiscono i ricordi delle vite passate, sembrano quasi non appartenere a me. Mi sento pervasa da un’inerzia pesante, simile ad un insidioso sonno.

In otto ore fatico a fare quel poco che devo fare.

Mi accartoccio su me stessa, fiaccata dal contrasto tra una mente iperattiva e la lentezza esasperante del mio corpo.

china polar bear mall

Ho letto poco tempo fa la storia triste di un orso in cattività, costretto a vivere in un ristretto spazio blu in un centro commerciale cinese. L’orso si chiama Pizza. Pizza ha lo sguardo spento di una creatura a cui è stato impedito di vivere una vita che possa definirsi tale. Si trascina da un lato all’altro della sua misera prigione, mentre fuori il mondo scorre. Pizza non ha scelta, può solo sperare che qualcuno riesca a conquistare per lui un futuro migliore. Guardo il suo sguardo triste con un nodo nello stomaco e penso che a differenza sua io posso scegliere, anche se questa gabbia è costruita così bene che sembra quasi un insulto pretendere di uscirne.

Guardo le pareti della stanza, il muro coperto d’edera fuori dalla finestra, il calendario di quest’anno a lato della scrivania. Ne ho scartati già sei. Così passano gli anni, così sono passati gli anni. Nella snervante attesa di una decisione che non può che dipendere da me. Mi è chiaro, adesso più che mai, che ho superato il limite oltre il quale l’inerzia diventa una colpa.

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19 thoughts on “Gabbia.

  1. Perdonami se esordisco con una banalità, ma come ti capisco!
    Secondo me è anche un po’ colpa dell’estate, che nella sua calda immobilità rimette tutto in moto il vortice interiore, creando quel contrasto tra realtà e mente che dici tu.
    Quel povero animale fa stringere il cuore, ma quando i carcerari siamo noi stessi è altrettanto difficile uscire, a volte per paura di fallire, a volte di non riuscire a reggere la consapevolezza piena di aver sprecato così tanto tempo prima di farlo. L’alternativa sarebbe rimanere dentro e sopravvivere e basta, ma quando si scrivono post così già sai che non è fattibile. Non sono nella posizione di dirti come si fa, ma se lo scopro prima di te corro a dirtelo senz’altro!

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    • Sicuramente l’estate non aiuta, ma forse il fatto che non aiuti mi aiuterà invece.. è incredibile come – pur stando malissimo nell’immobilità – io mi ci sia adattata per così tanto tempo. Un abbraccio!

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  2. sento la molla della reazione già bella carica in te, ben venga. credo sarai capace di reagire e trovare una via di fuga.
    mi lamento spesso anche io, ma per ora non sono capace di vedere un’alternativa alla claustrofobica gabbia che conosco. superare la cosidetta “zona comfort” è davvero difficile, spero un giorno di farcela, ti auguro di riuscirci al più presto.

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    • Se andiamo a ritroso nella catena degli eventi no, forse non dipendono da noi. Ma il moto, la scintilla, la decisione invece sì. Forse non siamo completamente liberi di scegliere, ma possiamo se non altro indirizzare il nostro movimento.

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  3. Che tristezza le immagini di quell’orso.
    Non ho consigli da darti ma penso che la tua fantasia e il tuo talento ti porteranno, in un modo o nell’altro, fuori da quella gabbia blu.
    Un abbraccio grande

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  4. Sono stata esattamente dentro quella stessa bella gabbia, e ti dico con tutta l’onestà del mondo che sì è possibile uscirne! Anche se sembra ben fatta, non è un insulto lasciarla per scoprire cosa c’è fuori…è vivere e accettarne i rischi! Forza, tifo per te 🙂

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  5. Fortunatamente le nostre gabbie, a differenza del povero orso (avevo letto l’articolo qualche mese fa, tanta rabbia), ce le costruiamo noi e possiamo distruggerle o semplicemente uscirne con la volontà, affrontando la paura. Sembra che tu lo stia facendo.

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