Berlino, o sui ricordi.

Il tempo corre, impietoso, e così è passato già quasi un mese dal nostro breve viaggio a Berlino.

In realtà Berlino era solo una delle tappe del viaggio, ma per me era indubbiamente la tappa più importante, nonché quella che temevo di più. Non so dire con certezza quante volte io sia stata in questa strana città, forse cinque, forse di più. Non ricordo di preciso. Ma so per certo che questa è stata la prima volta che mi ci sono recata semplicemente per visitarla.

Certi luoghi diventano calamite. Per me la Grande B è stata una calamita per anni. Degna conclusione di un viaggio che mi ha cambiato la vita – è proprio il caso di dirlo, e poi la fine di un amore ed un capitolo di un altro, luogo di rifugio e di fuga, meta prescelta per un nuovo incipit che non si è mai concretizzato, punto di partenza di un percorso non pianificato. E adesso, il tassello di un puzzle che non è più solo mio, ma nostro.

Siamo arrivati a Berlino sotto una pioggia torrenziale e subito mi sono sentita schiaffeggiare dai ricordi. Neanche a farlo apposta la strada che portava al nostro albergo era chiusa e così abbiamo dovuto svoltare, finendo dritti dritti nel cuore di Friedrichshain. Era buio e nella pioggia si faceva fatica a vedere i ciclisti che zigzagavano tra le automobili in sosta, incuranti del traffico. E ad ogni ciclista sussultavo, pensando che in fin dei conti non sarebbe stato così strano incrociare in quel luogo lo sguardo di uno dei miei più agguerriti fantasmi. Ma così per fortuna non è stato.

La prima giornata l’abbiamo impiegata in una sorta di marcia forzata, una costante di tutti miei viaggi. Al malcapitato Gigante ho fatto macinare chilometri e chilometri sotto la pioggia fredda: per l’esattezza, abbiamo attraversato Berlino a piedi, da Alexanderplatz al Kurfürstendamm, passando per il fangoso Tiergarten, con un’unica sosta tecnica in uno dei tanti Starbucks, l’unico quasi vuoto – e per fortuna direi, visto che ci abbiam pure litigato. Perché ero nervosa, in effetti. Nervosa perché ogni angolo mi ricordava qualcosa, qualcuno. Ero costantemente altrove e al tempo stesso presente.

Il Tiergarten era quasi deserto, ricoperto di foglie gialle, stupendo.

Lo sapevate che al termine della seconda guerra mondiale questo splendido bosco era ridotto – letteralmente – ad uno sgangherato  ed immenso campo di patate? Forse misurarne l’estensione odierna può darci un’idea della miseria in cui versava Berlino in un periodo che – in termini storici – è praticamente dietro l’angolo.

Berlin, baumloser Tiergarten

Il Tiergarten dopo la seconda guerra mondiale. Per dire. Fonte: http://www.wikiwand.com/de/Gro%C3%9Fer_Tiergarten

Si fa fatica a comprendere una città di questo tipo, così immersa nella modernità frenetica ed al contempo così piena di tracce di un passato che in tanti hanno voluto cancellare. Piena di fantasmi, direi, e non soltanto dei miei.

Al termine della prima giornata eravamo esausti e la sottoscritta ha avuto la brillante idea di concludere la marcia forzata proprio nei pressi di Warschauerstraße, nel cuore hipster di Berlino, per di più facendo una micro puntata in un luogo che è stato per me davvero croce (e che croce!) e delizia (pure quello, ma insomma). Sono masochista? La risposta è sì. Meno male che una zuppa piccante in un piccolo ed accogliente ristorante thai ci ha risollevato il morale e scaldato il cuore, nonostante le lacrime abbiano condito pure la cena. Santo il Gigante, subito.

szandri-berlin-memories

Il giorno dopo il poveretto è rimasto in albergo, imbottito di sciroppo per la tosse, sotto le coperte. Mi sono sentita in colpa per tutta la giornata, consapevole di avergli dato il colpo di grazia con la mia smania di vedere tutto, rivivere tutto, spiegare tutto. Però quella giornata è servita ad entrambi: a lui per riposarsi, a me per esorcizzare il passato senza appestare l’umore altrui.

Ho fatto una lunghissima passeggiata, quel giorno. L’aria era pungente, c’era il solito odore di Bratwurst in giro e tante foglie arancioni accumulate ai lati delle strade. Me ne sono andata in periferia, a trovare degli amici che non vedevo da tempo. Poi mi sono seduta sulla S-Bahn ed ho percorso praticamente tutto il Ring, osservando il mondo scorrere fuori dalla finestra, sotto il cielo grigio pallido. Ad ogni fermata ammiravo un microcosmo diverso. Scarpe logore, sciarpe morbide, zaini in spalla, libro in mano, cuffie in testa, occhi chiusi, chiacchiere in lingue incomprensibili. Skateboard e stampelle. Pelle bianca, pelle scura, capelli biondi, capelli rasta, capelli blu, anelli al naso, trucco sfatto, trucco perfetto, puzza e profumo, birra e mate, sguardi limpidi e offuscati. Volti sorridenti o tristi, attenti o distratti. Zampe di gallina, rughe verticali sulla fronte. Per ogni volto ho immaginato una storia.

szandri-berlin-collage

Di sera sono andata a bere qualcosa con un amico, e per ironia della sorte lui mi ha dato appuntamento proprio lì, in una di quelle stradine in cui sono rimasti impigliati i fotogrammi più luminosi ed al contempo più bui dei miei ventisei anni. Ed ecco che dopo due birre, mentre tornavo a piedi verso l’albergo, ho sentito che finalmente mi stavo costruendo nuovi ricordi in quel luogo, e che quelli di un tempo stavano scivolando via.

E così il nostro ultimo giorno a Berlino ha assunto per me colori molto diversi. Tanto per cominciare, l’universo ci ha regalato una splendida giornata di sole. E poi ci siamo goduti la città in tutte le sue sfaccettature, indugiando in luoghi in cui non mi ero mai soffermata a lungo in passato, incontrando amici vecchi e nuovi, in bilico tra una malinconia dolce ed una nuova felicità. Mi sono sentita un po’ come la città, nuova e viva, ma non per questo priva di una storia da ricordare.

Non mi dimenticherò di Checkpoint Charlie sotto il cielo blu, del Bundestag nel sole del pomeriggio e di East Side Gallery al tramonto, né dei negozietti nascosti tra i cortili di Hackesche Höfe, dell’odore della U-Bahn, delle birre con gli amici e dei panini a Markthalle Neun. Non mi dimenticherò dei baci, degli abbracci sinceri e delle risate.

Certo, non dimenticherò nemmeno tutto il resto: non scorderò  di certo la Berlino dei miei ventisei anni, né quella dei ventitré, piena di aspettative e di sogni, colorata di eccessi e di delusioni. Ma credo che d’ora in poi preferirò ricordare quella dei trentatré.

szandri-berlino-nuovi-ricordi

Sei sempre un’emozione, Berlino. E forse (forse) stavolta venire a trovarti – contro ogni previsione – mi ha aiutata ad estirpare qualche erbaccia di troppo che cresceva incontrollata nel mio giardino interiore.

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15 thoughts on “Berlino, o sui ricordi.

  1. Per me invece è stata la prima volta, a Berlino.
    Ma questi schiaffi di ricordi, e visioni, e peso sulle scarpe nel ri-camminare strade e rivederci il volto di quella che ero, beh…l’ho provato in un’altra città, ma tu hai descritto benissimo come ci si sente 🙂

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    • Probabilmente è proprio un passaggio necessario, quello di rivivere certe cose. Poi però bisogna in qualche modo interiorizzarle e superarle. Pensavo fosse un consiglio sciocco, e invece devo dire che legare nuovi ricordi a quei luoghi mi sta aiutando moltissimo a processare il passato e a riviverlo con meno trasporto, o con il giusto distacco. Spero funzioni davvero. 🙂
      PS: come vedi però, non sono riuscita a non scattare fotografie.

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  2. Che begli scatti! Che bella Berlino come la racconti tu. E mi trovo anche pienamente d’accordo sulla necessità di rivivere il passato con meno trasporto, per essere liberi di ricominciare di continuo.

    (Io a Berlino ci son stata secoli fa, ma ne ho seguito l’evoluzione tramite gli occhi di Sandra Juto http://sandrajuto.blogspot.it/ , che ci abita e la fotografa ogni giorno. Mi sa che un pezzettino di cuore ce l’ho lasciato anche io quella volta. )

    A prestissimo

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    • Grazie, anche per il link! : ) Non conoscevo Sandra Juto. Berlino per me è un po’ Sliding Doors, per questo ci torno spesso, anche con il pensiero. Ma sempre di più desidero lasciare che il pensiero segua altre vie, nuove, e che di questa splendida città rimanga solo un tiepido ricordo custodito in fondo al cuore.

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  3. Sei stata coraggiosa a tornare per rivivere un luogo e reinventare una nuova dimensione di quei posti nella memoria e nel cuore. Dovrei fare un viaggio simile al tuo a Londra: ho troppi conti in sospeso con quella città e dopo 16 anni di lontananza i fantasmi sembrano sempre più ingombranti.
    A Berlino non sono mai stata, ma ultimamente mi sta incuriosendo sempre di più.

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  4. Anche tu come Berlino hai voluto costruire qualcosa di nuovo sulle macerie del passato… i ricordi più recenti fanno sbiadire quelli passati e poi in fondo ogni età, così come ogni luogo, ha le sue luci e le sue ombre.. come scrivi bene, complimenti:)

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