(…)

Negli ultimi giorni mi ritrovo ammutolita.

Mi sento quasi in colpa (anzi, senza quasi) per aver sorriso, pochi giorni fa, alla lettura dei consigli su come affrontare il gelo. Per carità, l’articolo era obiettivamente ridicolo, però in mezzo a tante stupidaggini c’era anche la voce emergenza, e purtroppo l’emergenza – quella vera – si è presentata.

Mi sono venuti i brividi ascoltando le parole del sindaco di Amatrice: “Non so che male abbiamo fatto a Cristo, però sono convinto che tante persone stiano pregando per noi. Io sto qui, non si molla più un centimetro, credo fortemente che dopo la notte viene sempre il sole. Pensiamo sempre nel momento estremo che siamo uomini e donne fortunati, perché altri amici ci hanno abbandonato”.

L’inchiostro virtuale in questi giorni è secco. Oggi ho solo bisogno di mettere nero su bianco che questo nostro Paese così bello si meriterebbe più attenzione, più cura, più cuore, e non solo nel disgraziato momento dell’emergenza, non solo grazie alle braccia ed agli sforzi di chi – invisibile – lavora davvero per la collettività.

Non so se credo ed in che cosa credo, ma in questi giorni prego anche io.

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10 thoughts on “(…)

    • Che non servano, non c’è dubbio.. in una situazione di emergenza serve ben altro. Mi è dispiaciuto comunque aver ironizzato, certo non sull’articolo, ma sulla portata della cosa. Certo, non si poteva prevedere, ma visto come sono andate le cose per gli abitanti di molti paesi il consiglio di fare provviste di cibo e acqua non era poi così fuori luogo. Peccato non basti, come è ovvio. Spiace constatare che di fronte a situazioni come questa si rischia comunque di essere lasciati soli.

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      • Tu non potevi certamente prevederlo, qualcuno doveva prevenirlo. Come disse in un’altra occasione uno che certamente non è un mio riferimento culturale, e cioè Enrico Mentana: “Stiamo chiamando emergenza ciò che una volta si sarebbe chiamato semplicemente inverno”; o, come ha scritto di recente Alessandra Daniele (con cui invece mi trovo d’accordo spesso e volentieri): “Chi poteva prevedere il terremoto in una zona terremotata? Chi poteva prevedere la neve in inverno?”.

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  1. il nostro paese vive sull’emergenza. prevedere prima o sistemare perché l’emergenza diventi l’eccezione non rende, in particolare ai politici, che invece sguazzano se c’è emergenza. La normalità non sfonda lo schermo e le persone amano i toni da apocalise. Creare strutture sicure in modo che il terremoto non faccia paura non rende, perché a parte la news della forte scossa, trenta secondi dopo è dimenticata. Crolli, morti e devastazioni tipo Amatrice sono trattati giorni e giorni.
    Comenque hai ragione. Il nostro è uno strano paese.

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