Passaggi.

La sera di San Valentino siamo andati fuori a cena. Non per festeggiare San Valentino, ma per passare finalmente una serata decente insieme, visto che ultimamente è già tanto se mangiamo alla stessa ora ed allo stesso tavolo. Però a tavola eri sovrappensiero, avevi lo sguardo un po’ perso e mi ascoltavi solo a metà.

Siamo tornati a casa. Appena varcato il portone ho capito che c’era qualcosa di strano perché la luce era accesa, il cane era dentro e soprattutto era solo. Ti ho chiesto dove fosse l’altro e mi hai risposto semplicemente “Non c’è più, amore”. Non mi hai nemmeno guardata, ma so che lo hai fatto solo perché quel giorno avevi già pianto abbastanza. Ho pianto tanto anche io. Quella sera mi sono addormentata pensando che non gli avevo nemmeno dato un’ultima carezza.

La mattina dopo era tutto così strano. Il cielo era limpido, gli uccellini saltellavano sul tetto, si sentiva la primavera nell’aria, e lui non c’era. Non c’erano quegli occhioni impiastricciati, il pelo dorato, quel suo zampettìo vivace a salutare le nostre giornate. Sono rimasta un po’ in sospeso tutto il giorno. Mi sono ritagliata un’oretta e ho camminato tanto. Le strade strette del Ghetto disegnavano sentieri geometrici nel cielo blu.

ghetto-szandri

All’ora del tramonto mi trovavo su una strada semi deserta, a metà tra il mare ed il Carso. Ho parcheggiato lo scooter sul ciglio della carreggiata e mi sono goduta cinque minuti di pace assoluta. L’orizzonte era quasi rosso, il cielo in alto invece di un blu notte. I rami formavano un disegno a trama di ragno e qui e lì le foglioline secche parlavano ancora di inverno. Eppure il cinguettio degli uccellini, l’aria fredda, i rumori della campagna già suggerivano l’avanzare della primavera. Il nostro bau l’ho salutato per sempre guardando il mare addormentarsi sereno, prima di rimettermi alla guida.

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Oggi in pausa pranzo sono andata a respirare un po’ di blu. Mi sono seduta a pochi passi da una spiaggetta. Piccole onde gentili luccicavano scivolando sui ciottoli. Un nonno con un bimbo piccolo giocava a pochi passi dall’acqua, i gabbiani danzavano nel cielo, un ragazzo seduto accarezzava il suo cane, dandomi le spalle.

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Si vive per questi momenti, credo.

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20 thoughts on “Passaggi.

  1. ciao, la morte di un cane è devastante. non ci si abitua mai e ogni volta è un dolore atroce. fate passare un po’ di tempo e poi andate al canile a prenderne un altro. questo è quello che ho sempre fatto io.

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