Vorrei.

Vorrei che sapessimo mostrarci tutti un po’ più deboli.

In questi giorni di pioggia tutto è grigio, umido e scomodo. Il traffico è isterico, prima me ne stavo seduta in macchina a guardare i grossi goccioloni che scivolavano sul parabrezza, accelerando, frenando, scalando le marce come un automa. Ho spento anche la radio: troppi rumori per i miei gusti, troppi stimoli.

Anche il mio umore è buio, si colloca in quella penombra umida delle mattine di pioggia, quando la sveglia suona e aprendo gli occhi pensi per un attimo di aver sbagliato l’impostazione dell’ora.

Questa mattina gli argini hanno ceduto e mi sono ritrovata a singhiozzare come una bambina, in ufficio. Detesto piangere di fronte agli altri, ma non ho potuto farci niente: le lacrime sono venute a galla, hanno inondato gli occhi, e a quel punto come fermarle?

Da due settimane la vita è tornata normale. Giorno dopo giorno lo stupore si allontana, lasciando vuoto quello spazio che piano piano aveva scavato dentro la mia mente e che non sapevo nemmeno di avere. A tratti me ne dimentico, poi invece qualcosa mi riporta lì e basta un niente per precipitare.

Per calmarmi mi sono fatta una tisana, la bustina me l’ha data una collega e sulla piccola linguetta di carta c’è scritto “There is nothing more precious than self-trust“. Il sapore mi ha riportata per un attimo a Bruxelles, perché dove lavoravo c’era sempre lo Yogi Tea per tutti e ricordo chiaramente le lunghe giornate passate in quello spazio magico, una vecchia fabbrica di cioccolata con dei finestroni immensi e tanta gente strana, interessante. Con molte di quelle persone non ho mai parlato, con alcune sì. Ma della maggior parte di loro ho un mero ricordo di facciata.

Non è facile mostrarsi deboli, aprirsi agli altri.

Ieri mentre guidavo un Ape 50 verde mi ha tagliato la strada. Ho suonato il clacson, ero arrabbiata, poi nel superare il piccolo veicolo ho visto che al volante c’era un signore anziano un po’ sbilenco. I nostri occhi si sono incrociati brevemente e subito la rabbia si è sgonfiata, è volata via come l’aria da un palloncino bucato. Non lo so, qualcosa nel suo sguardo mi ha suggerito che non si era reso conto di avermi tagliato la strada. Chissà a che cosa stava pensando.

Una settimana fa un signore che conosco appena mi ha fatto una confidenza dolorosa, lasciandomi per qualche minuto lì impacciata, a rigirarmi tra le mani una verità che avrei preferito ignorare. Mentre tentavo di darmi un contegno ho visto che scriveva un messaggio, ed era tutto un susseguirsi di cuori ed emoticon infantili. Ho immaginato per chi fosse quel messaggio, ed in quelle dita tozze che digitavano incerte sullo schermo del cellulare ho intravisto tutto il dolore e contemporaneamente tutto l’amore del mondo.

Il dolore degli altri fa male anche a noi, mi sono detta, perché spesso non sappiamo come comportarci. E forse ci siamo abituati al fatto che tendenzialmente le debolezze si nascondono, quasi fossero difetti. La facciata è sempre sorridente, soprattutto oggi, in questo mondo social in cui il like diventa facilmente misura del nostro valore.

Invece penso che ci scopriremmo tutti più vicini e più simili, se solo sapessimo condividere senza troppa vergogna anche i nostri limiti e con essi lo scoramento, le paure, il dolore. Aiuterebbe certamente a lavare via il lato oscuro di queste emozioni, ad elaborarle ed a ripulire l’anima, rendendoci più forti.

C’è un mondo al di là di ogni facciata, ed è fatto di tutte le sfumature di sole e di pioggia capaci di dar vita agli arcobaleni.

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11 thoughts on “Vorrei.

  1. Un abbraccio per iniziare, perché leggere queste tue righe mi ha fatto pensare a tratti di averle scritte io. Se hai bisogno di qualcuno capace di mostrarsi debole, vinto e alla fine di nuovo pronto a combattere… eccomi qui. Non ho tempo e nemmeno voglia di costruirmi una facciata, tutto è evidente. Gioia e dolore. Le immagini bidimensionali lasciamole ad altri. Godiamoci i nostri arcobaleni. A presto.

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  2. Fa un po’ male, ma soprattutto bene leggere parole così perché è molto vero quello che dice Mr. Loto. Penso spesso anch’io le cose che scrivi, ieri ho passato diverse ore in macchina tra Trieste e Udine mentre imperversava il nubifragio e ho avuto pensieri simili ai tuoi.
    Ti abbraccio forte e presto se vorrai parleremo guardandoci negli occhi e non solo attraverso uno schermo.

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  3. Mi piace così tanto leggerti.
    E’ come ritrovare la me stessa ragazza, con tutte le sue fragilità e i pensieri che non le davano tregua.
    Io faccio davvero fatica a mostrarmi debole e non è una scelta la mia…credo mi abbiano programmata così… però credo che la debolezza sia un valore e quandomi capita di incontrarla non posso che restarne incantata.
    Un abbraccio grande

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