Riflessi danzanti.

Cammino per strada, guardo la mia ombra che si interrompe sotto il sole scostante, tra i passi. L’ora di pranzo è avvolta in un caldo silenzio. Ogni tanto, come un miraggio, si sente il rombo di un motorino di passaggio.

Inspiro ed abbraccio in un unico sguardo tutto ciò che mi circonda. Il mare alla mia destra, l’asfalto che scotta sotto le suole sottili, le paillettes della maglia che danzano in mille riflessi sul muro di fronte, la pasticceria sulla sinistra. La sorpasso veloce ed ecco che l’aria si riempie di un profumo intenso di cacao; mi sembra quasi di avvertire il movimento della torta che si gonfia nel forno, il calore denso e saturo della cucina dietro al bancone.

Monto sullo scooter, avvio il motore e un secondo prima di partire scorgo con la coda dell’occhio dei turisti che pranzano al caffè sull’angolo. Sento il tintinnìo argentato delle posate, il vociare ovattato ed indistinto. Un passerotto zampetta tra i tavoli. Il mare si increspa.

E’ come se tutto il rumore attorno a me fosse svanito, come se fosse rimasto solo l’essenziale: il dettaglio scontato, senza il quale non so stare.

Scivolo via sulla strada semideserta, il volto scoperto, l’aria in faccia.

[Non trovo le parole, ma questa quiete in fondo al cuore non la voglio più lasciare.]

Vague.

Sometimes you miss people or moments and then you realize you are actually missing something which is not real anymore, cause we change all the time, don’t we. Time goes by and we go with it; we sometimes kinda erase the past, make choices, willfully exclude what was previously part of the picture. And we go on and we put aside, forget, or pretend to do so. And so it works, one day you stop, look back at your life and ask yourself: did that actually ever happen? Sometimes though it’s just a moment: it’s a smell, a tune, a picture, whatever. All of a sudden you are there again, at some point in the past. Everything feels fucking real again for a few seconds and then fades away. And there you stand – in the middle of this vague feeling – wondering whether we can really forget, or if it’s just a trick of the mind to allow us to move further, instead of getting stuck in an endless, pointless melancholy. Life is now, after all.

Far from the madding crowd.

Mai come in questo periodo ho avvertito il desiderio di silenzio, di pace, di solitudine.

Mai come in questo periodo ho desiderato allontanarmi dal chiasso della folla per guardarmi dentro, e capire che cosa è vero per me, che cosa è equilibrio per me.

È l’era di internet, questa. Delle presunte verità gridate in piazza, delle etichette, degli insulti, della prevaricazione verbale. Verba. Parole, parole, parole. Parole che non aderiscono mai alla perfezione a quello che sentiamo dentro.

Mi rendo conto, come mai prima d’ora, che ognuno di noi è un mondo a sé. Che esistono equilibri, ragioni, punti di vista talmente personali ed importanti da non poter essere sottoposti al superficiale giudizio altrui. Il giudizio che conta è quello che giunge alla fine del duello con noi stessi, sedimentato in fondo al cuore.

C’è una verità dentro ognuno di noi, una verità unica, sfuggevole. Non è facile rimanerle fedeli, accarezzarla, comprenderla. È una verità fatta delle esperienze passate, di valori trasmessi, di ricordi personali.. di emozioni nascoste sotto la cenere del tempo e rielaborate giorno per giorno, anche quando credevamo di averle scordate.

Oggi come non mai capisco che le scelte che facciamo, soprattutto alcune scelte, andrebbero fatte in silenzio, guardandosi dentro, non lasciandosi assordare dal chiasso altrui. Dandoci il tempo di comprendere, di trovare il proprio equilibrio e di respirare a pieni polmoni, senza paura.

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