Il profumo del basilico.

Quando non la bagno per qualche giorno, la piantina di basilico che ho sul davanzale assume un’aria stanca. Le foglioline cominciano a piegarsi su se stesse, alcune si accartocciano sui bordi e la terra tutt’attorno agli steli si ritira, come se in profondità le radici stessero succhiano tutta l’umidità possibile dal suolo in cui sono conficcate. In effetti credo sia così.

Stamattina facendo colazione mi sono accorta dello stato in cui versava, perciò ho riempito la brocca e l’ho bagnata per bene. Appena l’acqua penetra nella terra, la pianta emana un profumo meraviglioso di basilico fresco. È il momento che amo di più: l’acqua è linfa che scorre e quel profumo è segno di vita.

Accanto al basilico c’è un’orchidea che ci hanno regalato quando ci siamo sposati. Era de un po’ che sonnecchiava, oggi invece un bocciolo si sta schiudendo e quindi se va tutto bene tra qualche giorno sboccerà uno splendido fiore.

Io con le piante ci parlo. Forse è una cosa da matti, però a me sembra che non ci sia niente di male nell’interagire – per quanto goffamente – con un organismo vivente.

Accarezzo il rosmarino e la salvia, il tronco del ciliegio. Saluto ogni mattina ed ogni sera la zamia che mi fa compagnia in ufficio, e quando bagno le piante in casa tento sempre di dedicare a ciascuna un pensiero positivo. Le osservo muoversi, impercettibilmente, a cercare la luce.

Forse effettivamente è una cosa da matti, in un mondo che non si ferma quasi mai ad osservare, ma a me va bene così e soprattutto mi conforta l’idea che in quelle foglioline lucenti che mi salutano con il loro profumo io possa scorgere – anche nella penombra del mio piccolo appartamento – tutta la stupenda, dolorosa meraviglia dell’universo.